Febbraio 2025 cosa ci aspetta?
Data pubblicazione: 25 febbraio 2025
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Settimana positiva per i mercati azionari, con un ulteriore recupero per i bond. Questa settimana è stata la volta della Banca Centrale Inglese, che ha deciso di tagliare i tassi portandoli al 4,5%, mentre in Giappone ci si appresta ad aumentarli. Ricordo che in Giappone il tasso attualmente è dello 0,5%, l'unico paese al mondo con tassi a questi livelli, poiché per circa due decenni ha avuto problemi di deflazione. Pertanto, la crescita dell'inflazione e dei tassi in questo caso rappresenta comunque una buona notizia.
Il mercato procede come da me indicato per la sua strada: abbiamo assistito a nuovi massimi per il FTSEMIB a 37.055 e per il DAX a 21.787. In America, gli indici restano sostenuti grazie al recupero del settore dell'intelligenza artificiale, ma permangono in una fase laterale e vanno monitorati.
Si attenua subito la guerra dei dazi, anche se siamo solo all'inizio. Tuttavia, è bastata una telefonata del premier canadese Trudeau per ottenere da Trump una sospensione delle tariffe per un mese, nonostante il Canada abbia risposto con altrettanti dazi sulle merci USA. Lo stesso discorso vale per il Messico, che ha imposto dazi sulle merci americane, ma che è riuscito a ottenere una sospensione delle tariffe per un mese, durante il quale negozierà con gli Stati Uniti.
Ma cosa ha chiesto Trump? Al Canada, il presidente americano ha chiesto maggiori sforzi per bloccare il traffico di fentanyl (la cosiddetta "droga degli zombie"), che sta diventando una vera piaga negli Stati Uniti. In risposta, il Canada ha disposto l'impiego di soldati, elicotteri e la creazione di una struttura dedicata alla lotta contro i produttori di fentanyl, che saranno riconosciuti come terroristi. Con il Messico, invece, Trump chiede un rafforzamento dei controlli alla frontiera e un impegno concreto da parte del governo messicano nel contrastare l'immigrazione clandestina.
Diversa la situazione con la Cina, che ha annunciato un ricorso al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) contro i dazi imposti dagli Stati Uniti e ha risposto con contromisure su auto, merci di lusso, gas e petrolio americani. Tuttavia, la preoccupazione maggiore riguarda l'Europa, che vanta il maggior surplus della bilancia commerciale con gli USA, in particolare Germania e Italia. C'è da preoccuparsi: molte aziende italiane contano sull'export e i dazi potrebbero compromettere la ripresa economica, che da un anno si basa fortemente sulle esportazioni.
La forza degli Stati Uniti risiede nella loro elevata capacità di spesa estera, che li rende l'economia più influente a livello globale. Come ho già sottolineato, la politica dei dazi non è fine a se stessa (non ha solo fini economici), ma rappresenta una leva di persuasione per ottenere dai vari paesi condizioni favorevoli per l'America. Anche le parole di Trump sulla prosecuzione degli aiuti a Kiev in cambio di terre rare rientrano in questa strategia.
Su questo punto, giungono segnali di apertura da tutte le parti coinvolte (Russia, USA e Ucraina), almeno per un cessate il fuoco. Gli Stati Uniti sono protagonisti anche nel conflitto israelo-palestinese: l'America sostiene il controllo della Striscia di Gaza e propone di trasferire i palestinesi in altre aree, inizialmente attraverso incentivi economici per chi si sposta volontariamente, seguiti da una fase coercitiva di deportazione. Questa proposta ha acceso gli animi di Hamas e dei paesi arabi, assolutamente contrari. Gli Stati Uniti, di fatto, attuano il piano desiderato da Israele, ma assumendosi direttamente le conseguenze politiche e diplomatiche.
Ma lasciamo la politica e torniamo all'economia. I dati usciti in settimana sono stati in generale sfavorevoli, soprattutto per alcune aziende come Amazon, Alphabet (Google) e Microsoft. Anche i dati sul mercato del lavoro statunitense sono stati deludenti, mentre l'indice di fiducia dei consumatori americani, dopo mesi di rialzi, è sceso al di sotto delle attese. A questo punto, manca solo il dato dell’inflazione americana, che verrà pubblicato mercoledì e che sarà fondamentale per definire il quadro di riferimento su cui Powell baserà la sua prossima decisione sui tassi. Come previsto, tutto sembra orientato verso un nuovo taglio dei tassi, favorendo un rialzo dei mercati azionari.
Anche in Cina, gli indici FTSE China e Hang Seng hanno provato a uscire al rialzo dalla fase di compressione della volatilità; speriamo che ci riescano. Gli unici fattori di rischio restano i dazi all'Europa: essendo un'entità non perfettamente unitaria, sarà interessante vedere se subirà trattamenti differenziati per paese e, soprattutto, se risponderà in modo coeso o frammentato. Ricordo che il voto delle politiche dei tedeschi a fine febbraio potrebbe segnare il destino dell'Europa.
Da monitorare anche il mercato obbligazionario, che potrebbe subire forti scosse in seguito all'uscita di determinate notizie. Clamoroso il nuovo record storico dell'oro, che ha superato i 2.910 dollari l'oncia, per poi chiudere a 2.887. Continua la corsa agli acquisti, soprattutto da parte delle banche centrali. In rialzo anche il rame, che sta contribuendo alla crescita economica del Cile, il principale esportatore mondiale di questo metallo.
Nel settore agricolo, i prezzi dei cereali continuano a crescere a causa degli embarghi sui cereali russi, delle condizioni climatiche avverse e di altri fattori che stanno facendo aumentare il costo dell'alimentazione mondiale. Anche il gas registra un ulteriore incremento, dovuto al calo delle scorte strategiche europee: il prezzo per MWh sale a 56 euro, un elemento sfavorevole per la ripresa economica.
Nonostante questi fattori, il rialzo dei mercati azionari non sembra destinato a fermarsi. La prossima settimana sarà ricca di trimestrali che potrebbero influenzare l'andamento dei mercati: tra le aziende da segnalare ci sono McDonald's, Coca-Cola, Cisco, Nestlé, Siemens e, per il settore del lusso, Hermès e Luxottica in Italia.
Per concludere, nel rapporto precedente avevo promesso di parlare del fenomeno della finanziarizzazione dei mercati. In breve, descriverò questo fenomeno, che è molto preoccupante e da anni mette a dura prova le imprese dei settori coinvolti.
Mi spiego meglio, partendo da una premessa: nella maggior parte dei mercati, ormai, i prezzi non sono più il semplice risultato dell'incontro tra domanda e offerta, che, secondo le regole dell'economia di libero mercato, dovrebbero garantire a noi consumatori prezzi equi e, allo stesso tempo, permettere alle imprese di sopravvivere in base ai fattori e ai cicli produttivi.
Oggi i prezzi sono frutto di dinamiche realizzate per effetto del controllo dei fattori produttivi e delle materie in mano a pochi soggetti che finiscono per controllare il mondo. Parliamo di famiglie o fondi finanziari che direttamente o tramite società controllano petrolio, gas, cereali, caffè, banane, derrate alimentari in generali, ma anche informazione e cc. Parliamo di fondi come Vanguard, Black rock, State street, Capital International investors, Berkeshire, fondi sovrani, banche come JP morgan, oppure famiglie come Archer-Daniels Midland, Bunge, Carlling e Dreyfus.
Appare evidente che i prezzi non aumentano per una reale carenza di offerta, ma piuttosto per la difficoltà di approvvigionamento che colpisce vaste fasce della popolazione mondiale, per la distribuzione profondamente diseguale della produzione, per le dinamiche del commercio internazionale e per le modalità di formazione del prezzo, che avviene in modo apparentemente libero ma in realtà monopolistico. Infatti, molte aziende sembrano concorrenti, ma la loro proprietà è riconducibile agli stessi soggetti.
Oppure pensiamo ai prezzi di molte merci che si formano in borsa ma sono influenzati da operatori che non sono ne i produttori, ne gli effettivi utilizzatori ma sono scommettitori che finiscono per influenzare con i loro movimenti l’andamento dei prezzi accelerando ed amplificando determinate dinamiche. Pensiamo, ad esempio, al prezzo del caffè: un aumento che dovrebbe avvenire nell'arco di diversi mesi e restare entro una certa percentuale può invece concretizzarsi in pochi giorni e con una variazione doppia rispetto a quella che si sarebbe verificata naturalmente, a causa delle speculazioni finanziarie. Questo è il fenomeno della finanziarizzazione: l'ingresso nel mercato di capitali superiori a quelli effettivamente necessari e la determinazione del prezzo da parte di soggetti che non sono né produttori né venditori, con il risultato che l'incontro tra domanda e offerta viene di fatto deciso da altri. Potrei indicare tanti casi ed esempi concreti ma non è il caso di dilungarmi sull’argomento, ma per coloro che volessero approfondire consiglio un testo molto interessante: “I padroni del mondo” di Alessandro Volpi.
Altri dati rilevanti
Bitcoin e criptovalute: La settimana per il settore è stata caratterizzata da molta volatilità il Bitcoin sembra assestarsi attorno i 97000 dollari ma vi devo segnalare una meme coin denominata Catboy che in 7 giorni è salita del +1.628% una moneta che promette di fare beneficenza e di essere la favorita degli amanti dei gatti, alcuni parlano di una truffa ma essendo una meme coin e guardando il progetto non vedo nulla di valido, i volumi sono ridicoli ed in tanto sulla piattaforma Coingecko è stata eliminata dalle negoziazioni, ma chi la può comprare? I misteri del mondo cripto
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