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REPORT DELLA SETTIMANA 01 AL 08 DIC 2024 COSA SUCCEDE AI MERCATI?

Data pubblicazione: 19 dicembre 2024

Autore: Vincenzo Cagliozzi

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Ben ritrovati, si chiude un’ottima settimana per il FTSEMIB, che si porta nella parte alta del canale. Come correttamente previsto, al riconoscimento del supporto, l’indice ha chiuso giorno dopo giorno sempre più in alto, sostenuto da volumi significativi. Il target di breve termine diventa 35.200, ma potremmo assistere anche a un attacco ai massimi. Tuttavia, solo una fuoriuscita netta dal canale laterale segnalerà una nuova fase di mercato. Come sapete, sono ottimista, ma tutto dipenderà dalle decisioni delle banche centrali. Poco importa, al momento, la crisi di governo in Francia e le vicende belliche in Medio Oriente. Negli Stati Uniti, vediamo nuovi record: sia il Nasdaq che il Dow Jones ritoccano i massimi dei giorni precedenti. Tuttavia, il Dow inizia a lateralizzare, ma questa fase potrebbe preludere a una rottura più forte e quindi a un rialzo significativo dell’indice. Per chi opera nel breve termine, non sarebbe sbagliato uscire dal mercato per poi rientrare in caso di rotture rialziste. Tuttavia, chi guarda al medio termine farebbe meglio a restare, accettando un po’ di volatilità, per beneficiare dei potenziali guadagni futuri. Storicamente, le fasi di politica monetaria espansiva portano a rendimenti positivi sugli investimenti finanziari. Passiamo ai dati macroeconomici della settimana. Negli Stati Uniti, l’indice PMI, pur restando sotto quota 50, ha superato le aspettative registrando un 48. Ricordo che un valore sopra 50 segnala una ripresa economica solida, che di norma si riflette anche sui mercati azionari, anticipandone i movimenti. Per quanto riguarda il mercato del lavoro statunitense, sono stati creati più posti di lavoro del previsto 270000, ma il rovescio della medaglia è che i salari sono cresciuti del 4%, il doppio rispetto all’obiettivo della Federal Reserve. In Cina, si registra una ripresa economica che ha spinto al rialzo le materie prime. Il petrolio, invece, resta volatile e scende in seguito all’annuncio dell’OPEC di rinviare i tagli alla produzione, una decisione necessaria per continuare a generare entrate. Questo calo del petrolio favorisce il controllo dell’inflazione, cruciale in questa fase. Purtroppo, il cacao e il caffè rimangono su livelli elevati, penalizzando il settore dolciario e le piccole torrefazioni, incapaci di sostenere costi così alti. In Italia, molte aziende sono colpite da questa situazione. Nel settore delle criptovalute, il Bitcoin ha superato brevemente i 104.000 dollari, per poi ripiegare, ma si mantiene sopra i 101.000 dollari. Il mercato è supportato dalla notizia della nomina di Paul Atkins, un sostenitore delle criptovalute, a capo della SEC, l’ente regolatore del mercato finanziario statunitense. Questa novità ha contribuito a portare il controvalore complessivo del mercato delle criptovalute al record di 3,5 trilioni di dollari. Sul fronte obbligazionario, i bond segnano nuovi rialzi e sembrano pronti per un ulteriore allungo. Lo spread BTP/Bund scende drasticamente a 108 punti base. Con i rendimenti ormai in calo ovunque, gli investitori prudenti inizieranno a considerare forme di investimento più rischiose o dovranno accontentarsi di quelle meno redditizie. Questa settimana non approfondirò i conflitti, ma è impossibile non menzionare quanto accaduto in Corea del Sud, dove si è assistito a un tentativo del presidente di imporre la legge marziale, per contrastare esponenti del parlamento che lo volevano delegittimare. Ma subito ha dovuto revocarlo e ha dovuto subire un voto di impeachment che non è stato approvato, quindi potremmo parlare di un autogolpe, poi sventato, ma sembrano doverose ormai le dimissioni. Eventi di questo tipo restano incomprensibili in una democrazia moderna. In Siria, invece, i ribelli hanno ripreso il controllo dopo anni, allontanando Assad, che sembrava scomparso. Le ultime notizie lo danno a Mosca, dove avrebbe trovato asilo politico. Né la Russia né l’Iran sono riusciti ad intervenire o magari non hanno voluto intervenire per sostenere Assad, considerato da molti siriani un dittatore. Chiudiamo con uno sguardo ai dati attesi. Attendiamo le decisioni delle banche centrali canadese e australiana, che precederanno quelle della BCE, oltre ai dati sull’inflazione cinese (in arrivo domani) e statunitense (previsti per mercoledì).


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